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"Utere non reditura - approfittane, ...l'ora... non tornerà più."






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Pendola in bronzo dorato
e porcellana di Sevres
[1870]



Orologi meccanici automatici

Le accelerazioni e gli urti





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Il calvario del nostro orologio non è certo finito. Gli urti e le accelerazioni a volte molto violente, sono abbastanza frequenti e sono spesso inconsapevoli.
Pensiamo a quando applaudiamo, battiamo le mani o i pugni, urtiamo contro altri oggetti, quando posiamo l'orologio senza riguardo su di un mobile, ecc... (ci viene in mente - e rabbrividiamo ancora - pensando allo "speedmaster" (manuale) al polso di un accanito giocatore di tresette, tenuto lasco al polso e sbattuto per ore su un tavolo di legno ad assecondare le "bussate" imperiose del suo proprietario che era anche mancino..! Voi giocate a tresette?). Non basta. A tutto questo aggiungiamo le cadute accidentali e il quadro si aggrava!

Vediamo ora cosa dicono le misure:

- Orologio appoggiato senza troppo riguardo 10 g' con maggior intensità su superfici più dure (es. mobile) 20 o 30 g'.
- Urto contro un mobile, porta o altro accidente paratosi sul cammin di nostra vita, se eseguito con movimento medio del braccio, 40 g'; con movimento violento (ma non tale da fracassarlo - l'orologio, non il braccio) almeno 100 g'.
- Pugno su mobile, applauso medio 15/20 g'.

Gli orologi meccanici attuali, sono ben "ingegnerizzati" e convenientemente protetti (utilizzando vari sistemi che vedremo in seguito) dagli urti, potendo sopportare urti dell'ordine di 5000 g'. (caduta da 1 metro di altezza su un tavolo di legno duro). Che sollievo, direte, nessuna delle prove precedentemente esposte ci fanno più paura!
Magari fosse così semplice. Il fattore di accumulo sommato al tempo che trascorre (che i nostri segnatempo così bene misurano), concorrono a peggiorare la situazione. Un esempio chiaro e impressionante al tempo stesso: lo studioso Hans Kocher, con riguardo alle prove svolte sugli orologi automatici, ha misurato giornalmente su un orologio campione, una media di 5000 accelerazioni variabili da 1 a 2 g'.

Noi suggeriamo di aggiungere gli ulteriori imprevisti elencati all'inizio, sommare qualche caduta o trauma (purtroppo sempre possibili) e alla fine del "conto economico" possiamo anche pensare (senza arrivare a credere ai miracoli) che i nostri orologi meccanici sono in via normale (quasi) indistruttibili!
Questo discorso non vale per gli orologi d'epoca.
Ricordiamo che quasi nessuno montava rubini mobili a protezione dei delicati perni dei bilanceri...Massima attenzione, quindi.

Ora che si sa, perchè compromettere qualcosa di prezioso (anche a livello affettivo) o di irripetibile ?
Occorre ricordare che i ricambi d'epoca "nuovi" sono ormai irreperibili e quando si trova qualcosa occorre adattarli....

In molti casi è necessario costruirli al tornio. Anche qui un brutto ricordo non ci abbandonerà più: conoscente fiero della sua cipolla da tasca, cronometro (anno 1910) di ottima marca, tripla cassa oro 18K, giocherellando a farlo ruotare con la catena, la stessa si ruppe e lo depositò direttamente a terra dopo l'urto contro il muro e un volo impressionante dalle scale! Risultati tragici: apertura casse, rottura del vetro (ovvia), tranciatura perni di vari assi e danneggiamenti vari, rottura rubini, distruzione del bellissimo quadrante in smalto, perdita lancette, danneggiamento grave della cassa e ....e poi ci fermiamo perchè ci piange il cuore! Quando riacquistò la parola (dopo molto tempo..) ebbe il coraggio di dire che parte della colpa del disastro era da attribuire alla catena e alla cassa in oro, non così robusta come l'acciaio...




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